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I FONDAMENTI DELLA FEDE CRISTIANA
di John H.Parker

Lezione 39

IL CULTO: IL DARE

   Il primo culto descritto dalle Scritture fu quello di Caino ed Abele, i quali offrirono come sacrificio a Dio i prodotti del loro lavoro; Caino offrì parte del suo raccolto ed Abele parte del suo gregge (Genesi 4:3-5). Il racconto dice che Dio accettò l'offerta di Abele, ma rigettò quella di Caino.

   Questo racconto rivela tre insegnamenti molto importanti sul culto. Primo, il culto implica il concetto di "dare". Secondo, un sacrificio offerto secondo la volontà di Dio porterà alla Sua approvazione e benedizione. Terzo, non qualsiasi offerta è accettevole a Dio: così come per gli altri atti del culto, anche il dare, deve avvenire con fede e secondo la Sua volontà (Romani 10:17).

EBREI 11:4
4 "Per fede Abele offrì a Dio un sacrificio più eccellente di quello di Caino; per essa egli ricevette la testimonianza che era giusto, quando Dio attestò di gradire le sue offerte; e per mezzo di essa benché morto, egli parla ancora".

   In questa lezione considereremo insegnamenti e racconti sul dare presenti nella Bibbia, parleremo inoltre della nostra responsabilità riguardo il dare e delle benedizioni che ne derivano al presente e per l'eternità.

Il Dare nell'Antico Testamento

   Il sacrificio e il dare erano integrali al culto di Dio durante il Vecchio Testamento. Abramo, Isacco e Giacobbe offrivano sacrifici animali al Signore. Il popolo d'Israele faceva sia offerte prescritte che libere.

La Decima

   Una prassi antica era quella di offrire la decima, cioè di dare a Dio la decima parte di ciò che si possedeva. Abramo diede la decima a Melchisedek, il sacerdote di Dio (Genesi 14:18-20; Ebrei 7:1-4). Giacobbe promise di dare a Dio la decima di tutto ciò che Dio gli avrebbe dato (Genesi 28:22).

   La decima era presente nella Legge di Mosè. Nel brano di Levitico 27:30-33, Dio ordinò di dare la decima dei raccolti e degli animali.

LEVITICO 27:30-33
30 "Ogni decima della terra, sia dei prodotti del suolo che dei frutti degli alberi, appartiene all'Eterno; è cosa consacrata all'Eterno.
31 Se uno vuole riscattare una parte della sua decima, vi aggiungerà il quinto.
32 E per la decima della mandria e del gregge, il decimo capo di tutto ciò che passa sotto la verga sarà consacrato all'Eterno.
33 Non farà distinzione fra buono e cattivo, né farà scambi; e se scambia uno con un altro, ambedue saranno cosa sacra; non si potranno riscattare".

   La decima era data ai leviti, i quali a loro volta offrivano a Dio la decima di ciò che ricevevano (Numeri 18:21-28). In Deuteronomio 12:5-18, il Signore comandò che le decime, con le altre offerte, dovevano essere portate nel luogo da Lui scelto (Gerusalemme) nella terra d'Israele (vedi anche Deuteronomio 14:22-27). La decima di ogni terzo anno era devoluta ai leviti e ai poveri (Deuteronomio 14:28-29).

   Gli Israeliti davano in realtà a Dio, molto più della decima. Oltre alle decime comandate, il popolo offriva al Signore durante diverse occasioni, sacrifici richiesti e non.

Il Dare nel Nuovo Testamento

   Nella chiesa primitiva si dava con allegria e generosità, come rivelato dai racconti sulle chiese di Gerusalemme e della Macedonia:

ATTI 2:44-45
44 "Or tutti coloro che credevano stavano insieme ed avevano ogni cosa in comune.
45 E vendevano i poderi e i beni e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno".
2CORINZI 8:1-4
1 "Ora, fratelli, vi facciamo conoscere la grazia di Dio, che è stata data alle chiese della Macedonia,
2 e cioè, che in mezzo a molte prove ed afflizioni, l'abbondanza della loro gioia e la loro estrema povertà hanno abbondato nelle ricchezze della loro liberalità.
3 Poiché io rendo testimonianza che essi hanno dato volentieri, secondo le loro possibilità e anche al di là dei loro mezzi,
4 pregandoci con molta insistenza di accettare il dono e di partecipare a questa sovvenzione per i santi".

Autorizzazione al Dare

   L'apostolo Paolo prescrisse ai cristiani di Corinto di dare ciò che potevano, si aspettava infatti di ricevere da loro delle offerte per i fratelli poveri di Gerusalemme. Prima di recarsi a Corinto diede le istruzioni su come raccogliere tali aiuti:

1CORINZI 16:1-2
1 "Ora, quanto alla colletta che si fa per i santi, fate anche voi come ho ordinato alle chiese della Galazia.
2 Ogni primo giorno della settimana, ciascuno metta da parte per conto suo ciò che può in base alle sue entrate, affinché non si facciano più collette quando verrò".

   Il Giorno del Signore (la domenica), in accordo con questo comandamento apostolico, ogni cristiano rende culto anche tramite un contributo all'opera della chiesa stabilito secondo la sua prosperità. Gli anziani della chiesa usano poi il denaro raccolto per realizzare i progetti che il Signore ha autorizzato (Atti 11:27-30).

   Una libera offerta, come risulta dal brano di 1Corinzi 16, è l'unico metodo autorizzato presente nel Nuovo Testamento per la raccolta del denaro utile al lavoro della chiesa. Non esiste alcuna altra prassi autorizzata dalla Scrittura, perciò sono in errore i gruppi religiosi che gestiscono affari, vendono beni o intraprendono altre operazioni non autorizzate. Particolarmente reprensibile è la prassi adottata da alcune organizzazioni religiose che utilizzano per raccogliere denaro, gioco d'azzardo, tombole, le lotterie.

L'Amministrazione

   Per sviluppare il giusto atteggiamento nel dare, il cristiano deve rendersi conto di essere un amministratore, non il proprietario, dei beni materiali che sono stati affidati alle sue cure. Un amministratore è colui a cui vengono affidati denaro o beni di un'altra persona. È sua responsabilità aver cura e preservare tali beni, utilizzandoli in modo prudente e accorto affinché aumentino in quantità e valore e siano utili a chi ne è proprietario. Esempi di buoni e cattivi amministratori di trovano nella parabola dei talenti (Matteo 25:14-30), delle mine (Luca 19:12-27), dell'amministratore ingiusto (Luca 16:1-8). Fedeltà e responsabilità sono caratteristiche prioritarie e irrinunciabili del buon amministratore:

LUCA 12:42-44
42 E il Signore disse: Chi è dunque quell'amministratore fedele e saggio, che il padrone costituirà sui suoi domestici per dar loro a suo tempo la porzione di viveri?
43 Beato quel servo che il suo padrone, arrivando, troverà a far così.
44 In verità vi dico che lo costituirà su tutti i suoi beni.

   Le ricchezze del cristiano fanno parte di ciò che Dio gli ha affidato come Suo amministratore. Il cristiano non deve quindi mai ritenere propri tali beni, deve invece considerarli come ciò che Dio gli ha affidato affinché ne usi nel Suo regno.

   La preoccupazione principale del cristiano riguardo il denaro e i beni materiali, non deve perciò essere quella di come possa usarli per fini egoistici e mondani, ma come possa impiegarli nel migliore dei modi per l'opera del Signore affinché, quando Dio lo chiamerà a render conto della sua amministrazione, egli sia da Lui approvato e premiato come accadde ai buoni amministratori delle parabole sopra citate. Non importa che il cristiano abbia poche o molte ricchezze, deve comunque usarle in modo prudente e saggio, considerando sempre ciò che il Signore desidera da lui.

Dare a Motivo dall'Amore Verso Dio

   Il cristiano è l'adoratore a cui dare porta piacere in quanto sa che compie un atto nei confronti di Dio. Egli perciò dà liberamente e allegramente, motivato dall'amore per il Signore e per la Sua causa. Egli dà felicemente e non di mala voglia perché ama il Signore e vuole servirLo.

2CORINZI 9:7
7 Ciascuno faccia come ha deliberato nel suo cuore, non di malavoglia né per forza, perché Dio ama un donatore allegro.

   Il vero adoratore riconosce che tutto ciò che è in suo possesso viene da Dio (Giacomo 1:5 e 17). Di conseguenza intende dimostrare il suo amore nei confronti di Dio tramite un contributo generoso al Suo lavoro. Tale fu l'atteggiamento di Barnaba nel brano di Atti 5:36-37, e della vedova povera lodata da Gesù:

MARCO 12:41-44
41 E Gesù, postosi a sedere di fronte alla cassa del tesoro, osservava come la gente vi gettava il denaro; e tanti ricchi ne gettavano molto.
42 Venuta una povera vedova, vi gettò due spiccioli, cioè un quadrante.
43 E Gesù, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: In verità vi dico che questa povera vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.
44 Poiché tutti vi hanno gettato del loro superfluo, mentre ella, nella sua povertà, vi ha gettato tutto quello che aveva per vivere.

   Al contrario di coloro che davano per essere visti dagli uomini (come anche nel caso degli ipocriti descritti in Matteo 6:1-4 e di Anania e Saffira, in Atti 5:1-11, il vero adoratore dà, perché motivato da un cuore puro e generoso, con umile gratitudine per ciò che Dio ha fatto per lui, ed essendo ansioso di rendere con le sue ricchezze un servizio a Dio.

Dare con Intendimento

   L'adoratore dà con intendimento, programmando le sue donazioni:

1CORINZI 16:2
2 Ogni primo giorno della settimana, ciascuno metta da parte per conto suo ciò che può in base alle sue entrate, affinché non si facciano più collette quando verrò.
2CORINZI 9:7
7 Ciascuno faccia come ha deliberato nel suo cuore, non di malavoglia né per forza, perché Dio ama un donatore allegro".

   Di solito chi dà senza pensare dà poco, chi invece dona in maniera oculata, si prepara in maniera appropriata affin di donare la cifra giusta. Il cristiano prudente programmerà anche come destinare le sue ricchezze dopo la sua morte, affinché vengano utilizzate per gli scopi approvati dal Signore.

Abbandonare l'Avarizia, Le ricompense dal Dare

   In una poesia chiamata "The Fairie Queene" ("La Regina delle Fate"), Edmund Spenser descrisse una processione nella quale erano presenti i setti peccati mortali, secondo i teologi del Rinascimento. Uno di questi era l'Avarizia:

E l'ingorda Avarizia cavalcava vicino a lui 
Su un cammello carico sotto il peso dell'oro;
Due contenitori di ferro: uno sul lato sinistro e l'altro sul lato destro,
Pieni al limite del metallo prezioso,
E contava una montagna di monete nel suo grembo;
Perché ha reso le ricchezze malvagie il suo dio,
E ha venduto per i soldi se stessa all'inferno:
L'usura maledetta era il suo mestiere;
E il bene e il male nella stessa maniera erano bilanciati.

La sua vita era vicina alle porte della morte;
E indossava scarpe rappezzate e una giacca consumata,
Nemmeno un buon boccone ha gustato in tutta la sua vita,
Ma l'ha negato alla sua schiena e al suo stomaco,
Per riempire i suoi sacchi, per paragonare le sue ricchezze;
Né figlio né parente vivente ella aveva
A cui poteva lasciarle; ma che cura completa ogni giorno metteva
Per ottenerle e che paura ogni notte che qualcuno prendesse il suo,
Ella aveva una vita disgraziata, a se stessa sconosciuta.
The Fairie Queene, I.iv.26-27.

   Qui Spenser rappresenta lo stato a cui l'uomo arriva se permette al desiderio per il denaro e per le cose, di consumarlo.

   Le Scritture contengono molti avvertimenti solenni sulle sventure causate alla vita dell'uomo e alla sua anima dall'avidità del denaro e delle ricchezze,:

DEUTERONOMIO 8:10-14
10 "Mangerai dunque e ti sazierai, e benedirai l'Eterno, il tuo Dio, a motivo del buon paese che ti ha dato.
11 Guardati bene dal dimenticare l'Eterno, il tuo Dio, giungendo a non osservare i suoi comandamenti, i suoi decreti e i suoi statuti che oggi ti dò;
12 perché non avvenga, dopo aver mangiato a sazietà e aver costruito e abitato belle case,
13 dopo aver visto le tue mandrie e le tue greggi moltiplicare, e il tuo argento e il tuo oro aumentare, e tutti i tuoi beni crescere,
14 che il tuo cuore si innalzi e tu dimentichi l'Eterno, il tuo Dio, che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla casa di schiavitù".
MATTEO 6:24
24 Nessuno può servire a due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro; oppure sarà fedele all'uno e disprezzerà l'altro; voi non potete servire a Dio e a mammona.
MATTEO 19:24
24 E ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio.
LUCA 12:15
15 Poi disse loro: 'Fate attenzione e guardatevi dall'avarizia, perché la vita di uno non consiste nell'abbondanza delle cose che possiede'.
1TIMOTEO 6:9-10
9 Ma coloro che vogliono arricchirsi cadono nella tentazione, nel laccio e in molte passioni insensate e nocive, che fanno sprofondare gli uomini nella rovina e nella distruzione.
10 L'avidità del denaro infatti è la radice di tutti i mali e, per averlo grandemente desiderato, alcuni hanno deviato dalla fede e si sono procurati molti dolori.

   Le Scritture ci dicono di mettere i nostri valori nelle cose spirituali e di usare le nostre ricchezze in modo saggio per il lavoro del Signore. Se così faremo, saremo beati al presente e nell'eternità:

MATTEO 6:19-21
19 Non vi fate tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine guastano, e dove i ladri sfondano e rubano,
20 anzi fatevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non sfondano e non rubano.
21 Perché dov'è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
1TIMOTEO 6:6-8
6 Ora la pietà è un mezzo di grande guadagno, quando uno è contento del proprio stato.
7 Non abbiamo infatti portato nulla nel mondo, ed è chiaro che non possiamo portarne via nulla,
8 ma quando abbiamo di ché mangiare e di ché coprirci, saremo di questo contenti.
1TIMOTEO 6:17-19
17 Ordina ai ricchi di questo mondo di non essere orgogliosi, di non riporre la loro speranza nell'incertezza delle ricchezze, ma nel Dio vivente, il quale ci offre abbondantemente ogni cosa per goderne
18 di fare del bene, di essere ricchi in buone opere, di essere generosi e di essere pronti a dare,
19 mettendo in serbo per se stessi un buon fondamento per l'avvenire, per afferrare la vita eterna.

   Che ognuno di noi abbia il giusto e saggio atteggiamento verso il denaro e le cose che possiede, affinché possa amministrarle in modo corretto ed usarle per il lavoro del Signore ricevendone l'approvazione quando questo breve tempo del nostro possesso sarà divenuto storia.


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